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Eroe di Kvatch

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Eroe di Kvatch (default).png

L'Eroe di Kvatch in TES IV (versione predefinita)

L'Eroe di Kvatch è il protagonista di The Elder Scrolls IV: Oblivion, il quarto capitolo della serie di videogiochi The Elder Scrolls, nonchè eroe controllato dal giocatore. Il suo nome, così come la sua razza, sono sconosciuti (vengono infatti scelti dal giocatore a inizio gioco tramite l'editor, tuttavia nelle immagini promozionali del gioco viene presentato come imperiale, in quanto il gioco si svolge appunto nella provincia di Cyrodiil, originaria degli imperiali), ma è uno dei personaggi più importanti dell'intera saga, sarà infatti lui a porre fine alla Crisi dell'Oblivion dopo la morte dell'Imperatore Uriel Septim VII e a salvare l'intero pianeta dalla distruzione per mano di Mehrunes Dagon, principe daedrico dietro alla crisi dell'Oblivion.

Ricordato per aver spezzato l'assedio di Kvatch da parte dei Daedra (prima città ad essere attaccata), le sue innumerevoli avventure sono narrate nel quarto capitolo della serie di The Elder Scrolls e le sue imprese straordinarie, che diedero inizio alla Quarta Era, gli consentirono di essere nominato Campione di Cyrodiil e di diventare uno degli eroi più leggendari della storia di Tamriel.

Il PersonaggioModifica

  • Universo: The Elder Scrolls
  • Prima apparizione: The Elder Scrolls IV: Oblivion
  • Razza: Definito dal giocatore (Imperiale di default)
  • Colore degli occhi: Definito dal giocatore (marrone di default)
  • Colore dei capelli: Definito dal giocatore (nero di default)
  • Sesso: Definito dal giocatore (maschio di default)
  • Data di nascita: Imprecisata (comunque nato nella Terza Era)
  • Età: imprecisata
  • Parenti: Sconosciuti
  • Affiliazioni: Gilda dei Guerrieri di Tamriel (Maestro); GIlda dei Maghi di Cyrodiil (Arcimago); Gilda dei Ladri (Volpe Grigia); Confraternita Oscura (Uditore); Arena dei Gladiatori della Città Imperiale (Grande Campione); Ordine degli Spadaccini/Blade (Fratello Spadaccino); Ordine del Sangue Virtuoso (Confratello); Cavalierato dello Stallone Bianco (Cavaliere Errante); Cavalieri della Spina (Confratello Onorario); Ordine del Dragone (Campione di Cyrodiil); Prinicpi Daedrici (Campione); Corte di Sheogorath (Folle Dio); Ordine dei Nove Divini (Pellegrino); Cavalieri dei Nove (Divino Crociato).
  • Alleati: Uriel Septim VII, Martin Septim, Baurus e Jauffre sono i principali alleati della Storia Principale, ai quali si affiancano una serie di personaggi minori sia della Storia Principale che delle Gilde.
  • Nemici: Mehrunes Dagon, Dremora, Setta della Mitica Alba, Compagnia Blackwood, Ordine dei Vermi, Cavalieri dell'Ordine, Banditi, Auroran
  • Abilità e poteri: Vengono sviluppati durante il gioco, comunque è presumibilmente maestro della lotta (sia a mani nude che con armi) e dispone di una profonda conoscenza di tutte le scuole della magia, nonché grandi abilità furtive e di tiro con l'arco. Inoltre ha esperienza con le armature, è un ottimo alchimista ed oratore

L'antefattoModifica

La storia del campione di Cyrodill è di sicuro legata a quella dell'Impero di Tamriel. All'inizio del gioco, il futuro Eroe di Kvatch è solo un misero prigioniero che sta scontando la sua pena nei meandri della prigione di Città Imperiale, la capitale di Tamriel. I suoi reati non ci sono noti, così come la sua razza: come già detto, infatti, sebbene le immagini promozionali del gioco lo presentino come imperiale, il giocatore è libero di scegliere sia la razza, sia l'aspetto fisico, sia l'età, pertanto l'Eroe potrebbe essere benissimo un Nord, un Argoniano, un Khajiit, un orco, un Elfo o un Redguard.

Mentre il prigioniero sconta la sua solitaria pena, viene sorpreso dall'arrivo improvviso di alcune Blade, le guardie del corpo dell'Imperatore, che irrompono nella sua cella. Poco dopo sopraggiunge anche l'Imperatore in persona, Uriel Septim VII, che sembra in fuga da qualcuno. L'Imperatore, infatti, sta scappando dalla Città Imperiale con l'ausilio di un passaggio segreto che passa per caso proprio dalla cella del prigioniero. Sebbene le guardie siano diffidenti nei confronti di un carcerato, l'Imperatore prova simpatia per lui (pare l'abbia visto in un sogno o in una visione) e gli propone di fuggire con loro.

Il gruppo intraprende quindi una rocambolesca fuga nei sotterranei della Città, che funge da tutorial per il giocatore, consentendogli di imparare le basi del gioco ed impratichirsi con i vari comandi.

Man mano che proseguono nelle fogne, subiscono vari attacchi da un gruppo di individui che indossa strane armature e vesti di colore rosso. Sebbene alcune guardie restino uccise, il gruppo si difende egregiamente e prosegue il cammino, intanto l'Imperatore di Tamriel, che sta prendendo sempre più a cuore il prigioniero, gli rivela il motivo della fuga: la Mitica Alba, una setta di fanatici adoratori di Merhunes Dagon, Principe Daedrico della distruzione, ha ucciso tutti i suoi figli e adesso sta tentando di eliminarlo per porre fine alla dinastia Septim e permettere a Mehrunes di arrivare sulla terra dall'Oblivion, la dimensione in cui si trova. In tempi antichi, infatti, il Dio Drago Akatosh, capo dei Nove Divini, aveva consegnato a Sant'Alessia un amuleto dicendole che con esso avrebbero sancito un patto: finché gli imperatori avrebbero indossato l'Amuleto, i Fuochi del Drago  sarebbero rimasti accesi e col loro potere avrebbero sigillato le barriere tra Nirn, il piano mortale, e Oblivion, quello dei daedra. Siccome l'Amuleto (chiamato Amuleto dei Re) può essere indossato solo da un Septim, i fanatici stavano tentando di sterminarli per scatenare la furia di Mehrunes Dagon su Nirn.

Dopo vari attentati, Uriel capisce che la sua fine si sta avvicinando e chiede disperatamente al prigioniero di trovare Jauffre, consegnargli l'Amuleto e "chiudere le fauci di Oblivion". Appena pronunciate queste parole, un assassino sbuca dal nulla e uccide l'Imperatore davanti al prigioniero, senza che questi possa fare nulla per salvarlo.

Alla fine tutti gli assassini vengono uccisi, ma sopravvivono solo il prigioniero e una Blade, un Redguard di nome Baurus. Egli, dopo avere spiegato al prigioniero che Jauffre è in realtà il capo dell'Ordine delle Blade, lo indirizza da lui.

Il prigioniero, dopo aver attraversato i canali di scolo della città, riesce a fuggire da una grata che dà sul Lago Rumare con l'amuleto in suo possesso, riguadagnando la libertà.

Il viaggio dell'EroeModifica

Completato il tutorial, il giocatore è completamente libero di scegliere che cosa fare con il suo eroe: recarsi subito da Jauffre oppure ignorare o rimandare il completamento della Storia Principale, vivendo come meglio crede: può scegliere la via del crimine, esplorare il mondo, allenarsi nelle varie abilità, tentare di fare fortuna in una Gilda... il ventaglio delle possibilità è pressoché infinito.

Esistono di fatto una moltitudine di Storie separate, oltre alla missione Principale, rappresentate da Gilde e missioni Secondarie. Di seguito verranno elencate le gesta dell'Eroe nella Storia Principale, poi quelle che compie nelle varie Gilde, ammesso che decida di unirvisi. In più, sono presenti due missioni aggiuntive, presentate nelle espansioni ufficiali di Bethesda, in cui vengono aggiunti molti dettagli sulle imprese dell'Eroe, in particolare nel ciclo di missioni del Divino Crociato (dell'espansione The Elder Scrolls IV: Knights of The Nine) e in quella ambientata nel regno di Sheogorath (espansione The Elder Scrolls IV: Shivering Isles).

La battaglia di KvatchModifica

Nella Storia Principale, il prigioniero giunge al priorato di Weynon, un monastero vicino a Choroll, città situata nelle Highland Coloviane, che sono la parte nord-occidentale di Cyrodiil. Giunto là, trova Jauffre e gli spiega tutto ciò che è successo all'ImperatoreImperatore, compreso quello che gli aveva detto. Jauffre si dimostra molto turbato e spiega all'Eroe tutto sulla Mitica Alba e su Mehrunes Dagon, poco dopo inoltre lo informa che esiste un figlio illegittimo di Uriel Septim, cresciuto nella città di Kvatch, ignaro di tutto. Se questo erede venisse trovato, sarebbe possibile mantenere chiusi i Portali di Oblivion, quindi Jauffre ordina al protagonista di cercare a Kvatch l'erede, di nome Martin.

Arrivato là ha però una brutta sorpresa: alcuni Cancelli di Oblivion si sono aperti durante la notte nella città, scatenandovi le armate daedriche di Dagon e distruggendola completamente. I pochi sopravvissuti si sono stabiliti in un campo profughi alle pendici della collina su cui sorge la città, mentre davanti alle sue spettrali mura si trova una guardia di nome Savlian Matius, intento a difendere la zona con ciò che rimane della guardia cittadina, per impedire ai Daedra di arrivare al campo e massacrare i superstiti.

Matius informa il protagonista dell'accaduto e osserva che probabilmente c'è un modo per bloccare i Cancelli, visto che man mano che la resistenza in città si spegneva, i Cancelli venivano chiusi, finché non ne è rimasto uno soltanto, simile ad una fauce, davanti alla porta della città.

Matius ha già inviato guardie al suo interno, ma probabilmente sono morte, visto che il Cancello è ancora attivo, tuttavia il protagonista decide volontariamente di entrare nell'Oblivion per chiudere il Cancello.

Arrivato nell'Oblivion, incontra l'ultima guardia di Matius ancora in vita (si può scegliere se prenderlo con sé o rimandarlo da Matius) e poi si fa strada verso una torre nera che troneggia nell'entroterra, circondata da mostri e fiumi di lava bollente.

Il protagonista riesce a scalare la torre e arrivato alla sua sommità trova una strana pietra, percorsa da un fascio di energia: la rimuove e all'improvviso la torre diventa instabile, mentre l'eroe viene travolto dall'esplosione.

All'improvviso il protagonista è teletrasportato davanti a Kvatch, col Cancello chiuso alle sue spalle. Matius approfitta dell'opportunità per entrare in città con le guardie e sbarazzarsi dei Daedra. Dentro la cattedrale di Kvatch, viene finalmente trovato Martin, infatti era riuscito a barricarsi lì dentro durante l'attacco, con alcuni cittadini: dopo aver parlato col protagonista, accetta di seguirlo a patto che lui aiuti le guardie a riconquistare la città.

Dopo svariati scontri, il protagonista si infiltra nel castello di Kvatch e abbassa il ponte levatoio, quindi irrompe al suo interno con le guardie e stermina tutti i Daedra. Sebbene il Conte sia già morto, Savlian ringrazia comunque il protagonista per il suo prezioso aiuto nel salvare ciò che restava di Kvatch e si rivolge a lui come un eroe: da quel giorno, per essere riuscito per primo a chiudere un Portale ed aver salvato la città, tutti lo ricorderanno col soprannome di Eroe di Kvatch.

L'attacco a sorpresa e il ritorno al TempioModifica

Dopo aver viaggiato fino al priorato con Martin, l'Eroe lo trova sotto attacco da parte della Mitica Alba. Jauffre riesce a salvarsi e con l'aiuto dell'Eroe massacrano gli assalitori, tuttavia durante l'attacco l'Amuleto dei Re viene trafugato.

La situazione è in stallo: Martin è stato salvato, ma finché non verrà recuperato l'Amuleto dei Re Tamriel non sarà al sicuro da Oblivion. Jauffre propone di portare Martin al Tempio del Signore delle Nubi, la roccaforte delle Blade, situato a nord di Bruma, sui Monti Jerall, al confine tra Skyrim e Cyrodiil mentre pianifica una strategia per impadronirsi nuovamente dell'[[Amuleto dei Re|Amuleto].

Dopo aver cavalcato fino al Tempio del Signore delle Nubi, Jauffre presenta Martin Septim e l'Eroe alle Blade e provvede a nominare quest'ultimo Spadaccino delle Blade in virtù delle sue eroiche azioni.

Terminata la cerimonia, Jauffre chiede all'Eroe di sbarazzarsi di due spie nemiche giunte a Bruma per conto della Mitica Alba: è possibile svolgere la missione in vari modi, per esempio pedinando i sospetti o svolgendo delle indagini per provarne la colpevolezza. Uccise entrambe le spie, l'Eroe si impadronisce dei loro ordini e li consegna a Jauffre, che ha un altro incarico, stavolta nella capitale: scoprire il nascondiglio della Mitica Alba. L'Eroe viene indirizzato alla Città Imperiale da Tar-Meena, una studiosa argoniana dell'Università Arcana, e da Baurus, che adesso si trova in una pensione in uno dei quartieri della città. Tar-Meena svela all'Eroe che per scoprire il nascondiglio è possibile studiare i 4 Commentari della Mitica Alba, libri scritti da Mankar Camoran, leader dell'ordine. Mentre i primi due sono in possesso della studiosa, gli altri sono introvabili, in particolare il quarto. Comunque la libreria della città è in possesso del terzo volume, quindi l'Eroe si dirige lì per ottenerlo: è possibile farlo in vari modi, visto che era stato preordinato. Dopo essersi confrontato con l'uomo che voleva acquistarlo (e che voleva entrare nel culto, ma non sapeva che avevano ucciso degli innocenti), il protagonista scopre da lui che il quarto volume gli sarebbe stato consegnato da un membro della setta, nelle fogne sotto la città.

L'Eroe si reca da Baurus e, dopo aver ucciso un sicario che lo pedinava, si dirige con lui al luogo dell'appuntamento: insieme i due riescono a uccidere i membri della setta (tra cui Raven Camoran, figlio di Mankar) e a impossessarsi del testo.

Dopo aver studiato i Commentari per due giorni, Tar-Meena scopre il messaggio in codice e conclude che il nascondiglio verrà rivelato a mezzogiorno in una tomba del cimitero della Città Imperiale. L'Eroe si reca là, presso una tomba che riporta scolpita una mappa di Cyrodiil ed effettivamente a mezzogiorno si illumina un punto preciso: il lago Arrius, nella zona orientale di Cyrodiil, noto per il suo complesso di caverne sotterranee.

L'infiltrazione nel covo della Mitica AlbaModifica

L'Eroe giunge nelle grotte del lago, deciso a mettere le mani sull'Amuleto dei Re. Per poter svolgere più agevolmente la sua missione, decide di ricorrere al sotterfugio e di fingersi un iniziato. Dopo aver superato il guardiano, viene condotto da Harrow, importante figura nella setta, all'interno della base, dove si trova un santuario dedicato a Mehrunes. Laggiù assiste ad un discorso di Mankar, che poi sparisce (insieme all'Amuleto dei Re) dietro un portale per il "Paradiso".

La figlia di Mankar chiede poi all'Eroe di sacrificare un prigioniero, Jeelus, a Dagon: è possibile assecondarla ed entrare nella setta a tutti gli effetti o meno, liberandolo. Sebbene sia difficile, è possibile salvarlo, ma in entrambi i casi per adempire alla sua missione il giocatore dovrà far saltare la copertura. Dopo aver trafugato il libro sacro del culto, il Mysterium Xarxes, e aver distrutto il santuario, l'Eroe affronta da solo l'intera setta e riesce ad avere la meglio e ad uscire vivo dalle grotte.

Il sangue degli DeiModifica

L'Eroe porta il libro a Martin, che si accinge a tradurlo per tentare di inseguire nuovamente Camoran nel "Paradiso". L'Eroe dovrà recuperare quattro ingredienti: il sangue di un dio Daedra, il sangue di uno dei Nove Divini, una Pietra Suprema di Welkynd e una Pietra Suprema del Sigillo presa direttamente dall'Oblivion.

Per il primo, l'Eroe deve scegliere un santuario in cui recarsi e svolgere la missione per conto del signore daedra, quindi ricevere in dono il suo artefatto più potente e consegnarlo a Martin, per il secondo recarsi nella città in rovina di Sancre Tor e recuperare l'armatura insanguinata di Tiber Septim (Talos), capostipite dei Septim e grande eroe che è asceso al rango di Divino (sconfiggendo i fantasmi di 4 spadaccini che la sorvegliano), per la Grande Pietra di Welkynd deve raggiungere Miscarcand, capitale degli Ayeid, un'antica razza elfica, e recuperarla (distruggendo lo spettro del re degli Ayleid) e infine per la Grande Pietra del Sigillo sarà necessario recuperarla da un Grande Portale di Oblivion.

L'assedio di BrumaModifica

I Daedra intendono aprire il cancello a Bruma, per poter uccidere lo stesso Martin. Per organizzare meglio la difesa, [[Bruma chiede aiuto alle altre città di Cyrodiil, che glielo concederanno dopo che l'Eroe]] avrà chiuso i Cancelli che nel frattempo si sono aperti nei pressi di ogni grande città.

Una volta radunato un esercito e mostrato ai soldati di Bruma come chiudere un Portale, l'Eroe, le Blade e Martin dispiegano le truppe nell'altopiano di Bruma per affrontare il nemico. In sequenza, ben presto si aprono svariati Portali, tra cui il Grande Cancello di Oblivion, dal quale sta uscendo una colossale macchina da guerra daedrica, il Cingolato d'Assedio, pronto a radere al suolo Bruma. L'Eroe si precipita nel Cancello e rimuove la Grande Pietra in tempo: Il Cancello si chiude all'improvviso e il Cingolato cade frantumato sul campo di battaglia.

Il ParadisoModifica

Vinta la battaglia e in possesso di tutti gli ingredienti, gli eroi tornano nel Tempio e qui Martin apre un portale per il Paradiso, una dimensione creata da Camoran nella quale avrebbe atteso il ritorno di Mehrunes Dagon e accolto le anime dei membri della setta. Giunto lì, l'Eroe supera varie peripezie, incontra svariati Daedra ed Eldamil, un membro del culto pentito che si offre di aiutarlo. Alla fine, arriva sulla vetta di una montagna in cui si trova il palazzo di Camoran, Carac Agaialor.

Entrato, si scontra con Mankar Camoran e gli spiriti dei suoi due figli, riuscendo dopo una lunga lotta a ucciderli tutti. Rientrato in possesso dell'Amuleto dei Re, si appresta a riportarlo a Martin.

Lo scontro finale e la rinascita dei Fuochi del DragoModifica

Tornato a Nirn, l'Eroe si dirige con Martin e le Blade verso la capitale, per poter finalmente riaccendere i Fuochi del Drago. Arrivato nella sala del consiglio degli Anziani, Martin sta per essere dichiarato imperatore di Tamriel ma all'improvviso la Città Imperiale viene attaccata a sorpresa da Dagon, che sta aprendo molti Portali al suo interno e liberando tutte le sue armate in un ultimo assalto. Martin e l'Eroe si fanno strada tra i quartieri della città, finendo faccia a faccia con Mehrunes Dagon in persona.

I due trovano riparo nel Tempio dell'Unico, all'interno del quale Martin decide di rompere l'Amuleto dei Re e farsi possedere da Akatosh. In quel momento, sotto gli occhi dell'Eroe, Mehrunes sfonda il soffitto ed entra, le due divinità si danno quindi battaglia.

Alla fine, Akatosh sconfigge Dagon e lo ricaccia nell'Oblivion con i suoi definitivamente, usando il suo potere per chiudere i Cancelli per l'eternità. Dopo la cruenta battaglia, il drago si trasforma in una statua, rimanendo nel Tempio e benedicendo la Città con la sua presenza.

Alla fine Ocato, capo del consiglio, elegge l'Eroe settimo Campione di Cyrodiil e gli promette che gli Anziani continueranno a governare l'Impero e mantenere l'ordine.

Tamriel è una terra devastata e non sarà più la stessa, ma è stata salvata dal coraggio di Martin e dell'Eroe di Kvatch, che hanno posto fine alla Crisi dell'Oblivion. In virtù degli straordinari eventi di quei giorni, la vittoria dell'Eroe e di Akatosh su Mehrunes Dagon segna il momento che pone fine alla Terza Era dell'uomo e dà inizio alla Quarta.

Le GildeModifica

Oltre alla missione principale, per il giocatore è possibile unirsi alle cosiddette "Gilde": si tratta di 4 corporazioni principali affiancate da una serie di fazioni "secondarie" nelle quali l'Eroe può scalare i ranghi fino a diventarne capo. Di fatto, le gilde sono vere e proprie "Storie secondarie" che si affiancano alla missione principale, che allungano l'avventura. Alle Gilde si affiancano altre 2 fazioni presenti nelle espansioni ufficiali del gioco: La Corte della Follia (Espansione Shivering Isles) e i Cavalieri dei Nove (Espansione Knights of the Nine). Grazie a queste storie aggiuntive, il gioco diviene ancora più profondo e vengono aggiunti nuovi capitoli alle avventure dell'Eroe.

CuriositàModifica

Teoria sulla vita successiva al giocoModifica

attenzione, ciò che state per leggere è una teoria accreditata sui giocatori e non è stata confermata.

La teoria suppone che l'Eroe, che dopo gli eventi delle Isole Shivering in cui aveva fermato definitivamente la Grigiamarcia (un'invasione del reame che avveniva ad ogni Era ad opera di mostri noti come Cavalieri dell'Ordine), sconfitto Jyggalag e Sheogorath e preso il posto di quest'ultimo, sia diventato un Principe Daedrico e di conseguenza divenuto immortale: questa ipotesi potrebbe giustificare la sua apparente scomparsa nei turbolenti anni successivi alla fine della Crisi dell'Oblivion, dal momento in cui sarebbe presumibilmente rimasto occupato nel Regno di Sheogorath. L'apoteosi dell'Eroe non ha precedenti noti nella storia di Tamriel, in cui molti eroi avevano nondimeno rapporti e legami con potenze sovrannaturali (come i protagonisti di ogni capitolo della saga) e altri uomini (come Talos) erano comunque riusciti ad ascendere al rango di divinità, ma mai nessuno aveva preso il posto di un Principe Daedrico. Al termine degli eventi di The Elder Scrolls V: Skyrim, quindi secoli dopo l'inizio della Quarta Era, pare che nessuno sia ancora riuscito a ripetere l'impresa dell'Eroe di Kvatch. Si sa poco o nulla di quello che accadde all'Eroe e delle sue decisioni negli anni successivi agli eventi di The Elder Scrolls IV: Oblivion ma, come detto, sembra che abbia lasciato Nirn o comunque abbia fatto perdere le proprie tracce: essendo subentrato a Sheogorath come regnante, è probabile, se non certo, che sia ancora vivo all'epoca di The Elder Scrolls V: Skyrim e che rimanga in vita anche nelle Ere successive dato che, avendo distrutto la Grigiamarcia, è difficile che il suo Reame o la sua persona subiscano attacchi abbastanza pericolosi da mettere la sua posizione o la sua esistenza in pericolo. L'Eroe di Kvatch, quindi, potrebbe conoscere direttamente altre divinità e altri Eroi dal destino simile, come il Nerevarine che, al termine degli eventi di Morrowind, è diventato immortale e si è recato ad esplorare Akavir. Esiste anche una sua apparizione in The Elder Scrolls V: Skyrim, seppur, come detto, non confermata: egli avrebbe incontrato il Dovahkiin nella missione daedrica di Sheogorath in qualità, appunto, di dio della follia: se ciò fosse vero, sarebbe la prima volta nella storia di The Elder Scrolls in cui un protagonista appare visibilmente in più di un capitolo e, soprattutto, ne incontra un altro. Sheogorath appare a Dovahkiin molto simile alla sua versione precedente, risalente all'epoca di Oblivion, quindi ha un aspetto molto diverso da quello dell'Eroe, ma ascoltando attentamente le sue frasi apparentemente prive di senso si possono cogliere riferimenti alle imprese dell'Eroe di Kvatch; potrebbe dunque trattarsi della nuova forma del Settimo Campione di Cyrodill, ormai fuso completamente con la personalità di Sheogorath, o anche di un aspetto scelto per apparire agli occhi dell'ultimo Sangue di Drago, forse per non rivelare la sua nuova identità. Esiste anche la possibilità che Sheogorath non sia effettivamente l'Eroe di Kvatch, bensì una delle tante incarnazioni del Principe Daedrico: ogni ipotesi è valida, dal momento che le informazioni a riguardo non sono chiare, anche se gli eventi di Oblivion sembrano suggerire che l'Eroe sia effettivamente asceso al rango di Principe Daedrico.

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